Giuseppe's profile...Rivoglio le mie ali n...PhotosBlogLists Tools Help

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    March 29

    SUCA! ITALIA DI MERDA!

    "ABORRO LA MERDA CHE MI PROPINANO "
    IL MIO UNICO COMMENTO GUARDANDO LE RETI TELEVISIVE PUO' ESSERE QUESTO.
    TRADITO ANCHE DA TRAVAGLIO E SANTORO.
    E' VERGOGNOSO, MI FA SCHIFO ESSERE ITALIANO.
     
    ADDIRITTURA BERLUSCONI HA IL CORAGGIO DI LAMENTARSI PERCHE' LE RETI RAI SONO IN MANO AI COMUNISTI.
    META' DEI POLITICI CHE RISIEDONO IN PARLAMENTO HANNO PRECEDENTI PENALI.
     
    ITALIANI DEL CAZZO STRAFOTTENTI, CHE SANNO SOLO LAMENTARSI SOLO QUANDO DEVONO PAGARE LE TASSE E NON QUANDO TUTTI ACCONSENTONO DI FAR SALIRE AL POTERE DEI FOTTUTISSIMI COLLUSI BASTARDI.
     
    PAR CONDICIO DEL CAZZO, UNICA NEL SUO GENERE NEL NOSTRO PAESE. NON SI PUO' PARLAR MALE DI UN POLITICO SOTTO ELEZIONI. ALLORA QUANDO? QUANDO HA TRA LE MANI LE BRIGLIE DI UN PAESE DEL CAZZO?
     
    PROGRAMMI E PROPAGANDE DEL MIO UCCELLO!
    UNA SINISTRA CHE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI, PERCHE' GLI INTELLETTUALOIDI NON SONO CAPACI DI METTERSI D'ACCORDO SU NULLA E PRESENTANO UN MACELLO DI PROGRAMMI E SFILANO IN PROGRAMMI TELEVISIVI DEL CAZZO, CON PRESENTATORI DEL CAZZO, FACENDO FIGURE DEL CAZZO COPIANDOSI LE IDEE A VICENDA O PROPONENDONE DI ASSURDE.
     
    ITALIANI......ANDATEMI A SBUCCIARE LA BANANA!
     
    SUCA ITALIA DI MERDA
     
    ciò che pensiamo io e Pablito
    sucate la volgarità.
     
    March 25

    Chi morirebbe per me?

    Nelle notti di luna piena, quando c'era l'aria limpida, potevi vedere in

    lontananza al termine della pianura la raffineria di S.Martino. Tutta illuminata e cosi lontana

    sembrava una metropoli americana e le sue ciminiere altissime e fumanti la Los Angeles di

    Blade Runner. Avevamo questo maggiolone Volkswagen grigio e pesante che chiamavamo "la

    Bismarck" come la corazzata tedesca, e quando la notte era abbastanza lumirosa prendevamo

    la statale da Magenta verso Novara larga, dritta, placida e leggermente in discesa, per poter

    vedere meglio l'orizzonte anche di notte. La pianura era immensa a destra e a sinistra e noi

    eravamo veramente dentro lo schermo di un cinema. All'inizio degli anni '80 c'erano solo dark

    e panirari. Esseri neri, malinconici, tristi e un po' patetici ed imbecilli ormonali, allampadati e

    vestiti da paracadutisti in borghese. Noi non eravamo né gli uni né gli altri. Avevamo un nostro

    codice morale, un nostro linguaggio e un nostro abbigliamento. Ci eravamo volutamerte

    chiamati fuori da quella mediocrità e ci crogiolavamo nel nostro eroico e volontario isolamento

    dalle leggi della società. Troppo giovani e buoni per essere dei reietti. Troppo veri, naturali e

    coerenti per essere solo degli adolescenti che giocano. Eravamo felici di vivere quella che si

    sarebbe poi trasformata nella tragedia della nostra vita: l'ebbrezza di essere dei diversi. Ma

    allora stavamo bene. Una volta ad àrona un poliziotto ci aveva fermati e guardando incredulo il

    modo indefinibile con il quale ci vestivamo aveva chiesto: "Ma da dove venite?" e Riccardo con

    un sorriso dolce aveva risposto: "Bzzz Bzzz da Marte. Conosce?". E giù tutti a ridere, anche il

    poliziotto. Ma era una tragedia. Solo che non lo sapevamo ancora. Stefano era il più bello,

    aveva gli occhi azzurro trasparente, lo sguardo dolce e un'eleganza naturale. Poz era il più

    malinconico, ma qualsiasi cosa facesse gli riusciva bene. Riccardo era il più indipendente e

    furbo di tutti noi. E Roberto aveva un senso dello humour cosi sottile che ancora rimane la

    cosa che mi manca di più in assoluto. Poi c'ero io, il predicatore del gruppo, l'uomo che

    metteva sempre tutti alla prova per poterne rimanere deluso. Cinque giusti. Pigiati nel

    maggiolone con le bottiglie di birra vuote, "i cadaveri", nel baule che suonavano una danza

    balinese ad ogni curva. E cosi, in una di queste notti mentre andavamo verso la raffineria

    ascoltando per lo più "Los Angeles's stories" dei Gun Club o i Wall of woodoo, io ero solito

    domandare serio: "Morireste per me?". E tutti ridevano e mi pigliavano per il culo. Tutti tranne

    Roberto. Eravamo belli. Molto belli. Forse anche un po' nazi a crederci e a determinare! razza

    superiore ed eletta. O forse eravamo solo un po' froci e non lo sapevamo. Comunque la

    raffineria di S. Martino di notte era uno spettacolo anche da vicino. C'erano le case degli

    ingegneri e degli operai tutt'attorno che la tacevano assomigliare ad un centro commerciale

    nella città del futuro. E noi percorrevamo lenti, in macchina, le stradine asfaltate e recintate

    che passavano attraverso i depositi e le ciminiere. Cosi, vivendo solo di quello, come quando

    uno rimane nell'abitacolo all'autolavaggio, sotto i rulli e gli spruzzi. Una giostra. Inebriante.

    Una sera d'inverno l'aria era particolarmente pulita e luminosa e decidemmo di andare dalla

    raffineria alla centrale idroelettrica di Bereguardo. Era appena nevicato e per il riflesso della

    luna sulla neve sembrava quasi giorno. Qualcuno doveva aver piazzato le luci di un set

    cinematografico lungo i cinquanta chilometri che stavamo percorrendo. Arrivammo alla

    centrale e rimanemmo senza fiato. Era ancora più bella della raffineria. la luce tendeva al blu,

    e la neve prendeva colori diversi a seconda di quello che le veniva proiettato sopra. Di fianco

    alla recinzione scorreva un canale coloratissimo e fumante. Sapevo che sarebbe successo ma

    rimasi zitto sino a che a qualcun altro non venne la stessa idea: " Facciamoci un bagno!".

    Naturalmente dissi subito: "Siete pazzi! Coglioni! L'acqua è gelata e forse è anche radioattiva!

    Sicuramente è inquinatissima! Ci lasciamo le penne!". E tutti risero e cominciarono e spogliarsi

    in mezzo alla neve. Ma io dovevo fare il guardiano del gregge e tentai di dissuaderli per dieci

    minuti buoni, poi finalmente Riccardo entrò per primo, seguito da tutti gli altri. Era un interno

    dantesco e anch'io a tratti rimasi affascinato dalle luci, dall'atmosfera, dal silenzio e dal loro

    coraggio. Sguazzavano felici di quella coglionata, mentre io dalla sponda gridavo: " Siete degli

    imbecilli! Andiamocene prima che ci scoprano! Vi prenderete tutte le malattie di questo

    pianeta! E forse anche altre sconosciute! E forse morirete!". E tu allora che Riccardo mi disse

    piano, a bassa voce mentre nuotava nell'acqua radioattiva: "Tu non sei libero se hai paura di

    morire. Stiamo facendo l'unica cosa che ci è permesso fare. Tu non sai fare neanche questo. lo

    morirei per questa coglionata...". Poi si fermò aggrappandosi ai rami che sporgevano dalla

    sponda e aggiunse: "Ma non morirei per te". Continuai a inveire come se non avessi sentito le

    sue parole ma non pensavo più a quello che dicevo. Stavo male. Di un dolore rabbioso e

    grottesco. Come quando scopri che gli altri avevano ragione e tu non ci avevi neanche

    pensato. Riccardo mi aveva dimostrato che il suo amore per me era vero, non un'amicizia

    postadolescenziale idealizzata. Non la mediocrità che stavo sentendo io per loro. In "Rumble

    fish" di F.F. Coppola il padre di Mickey Rourke dice all'altro figlio, Matt Dillon: "Tu non sei come

    tuo fratello. Tu non hai lo stesso tipo di sofferenza. Lui ha il talento per fare tutto e non ha le

    possibilità per fare niente". Per anni mi sono domandato se il mio senso di colpa nei loro

    confronti fosse dovuto al fatto di non averli amati in modo disinteressato, come loro facevano

    con me, oppure era perché ho sempre saputo che loro avevano un talento più grande del mio,

    ma ero io, solo io, ad avere le possibilità. Poi ho deciso di smettere di chiedermelo. Ma la loro

    maledizione aveva delle ali enormi. Veloci. Nere. Ho sempre fatto finta di niente ma le sento

    abbracciarmi affettuose e calde da dietro. 

    Sono qui e vigilano perché io non m'innamori più di

    nessuno cosi profondamente.

    March 20

    eroE nel vento ringrazia.

    Guerre di eroi
    Tradite senza pieta`
    E svanite nei secoli
    Scatti ai nervi e sensi che
    Le ombre dei sogni scuotono
    Spazza vento e porta via
    Il bambino che
    gioca con il mare
    Non saro` eroe
    Non sarei stato mai

    Tradire e fuggire
    E' il ricordo che restera`

    Eroe nel vento
    E' la noia che scava dentro me
    Eroe nel vento
    Nel vento
    Eroe nel vento
    E' la noia che scava dentro me
    Non saro` eroe
    Non sarei stato mai
    Sono sempre fuggito
    Senza piu` traccia di me
    Eroe nel vento
    E' la noia che scava dentro me
    Eroe nel vento
    Solo noia che scava dentro me
    Tradire e fuggire!
    March 06

    "Mi chiamo Kurtz"

    Film di poche pretese.
    Intelligente morale.
    Travaglio come sempre brillante.
    Colonna sonora da paura.
    Sottili metafore taglienti.
     
    Eppoi un film così va visto al cinema.
    Eppoi non lo capisci se non sai.
     
    Sarei un critico fazioso ma il giudizio lo lascio agli altri.